Lo scrittore e giornalista Rino Amato illustra al Sindaco Occhiuto il suo nuovo libro

Lo scrittore e giornalista Rino Amato illustra al Sindaco Occhiuto il suo nuovo libro

C’è tutta la Cosenza che fu negli scatti fotografici d’antan di “Cosentini in bianco e nero 3” l’ultimo libro dello scrittore e giornalista Rino Amato, terzo capitolo, suddiviso in due volumi, di una fortunata serie inaugurata diversi anni fa dall’editore Pellegrini.

La formula è quella già ampiamente collaudata nei primi due volumi e che si serve di un processo di “auto alimentazione” scaturito dai conferimenti fotografici spontanei dei cosentini che hanno fatto, nel corso degli anni, pervenire all’autore gli scatti che ritraggono i loro genitori, i nonni, i compagni di scuola, le gite fuori porta, in un tentativo estremo di fermare il tempo e di fissare nelle immagini episodi di vita vissuta carichi di significati.

Un almanacco che ha sì il sapore della nostalgia, ma che alimenta il ricordo di un’epoca che non tornerà più e che è bene resti a futura memoria. Esigenza questa, racchiusa nell’avvertenza iniziale dello stesso Rino Amato che, da uomo di teatro, con un indovinato richiamo al drammaturgo americano David Mamet, rivela il suo amore per la fotografia: “amo le fotografie perché restano come sono, anche se le cose cambiano”. Rino Amato ha voluto donare nei giorni scorsi al Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, una copia dei due volumi che compongono il terzo atto di “Cosentini in bianco e nero”.

Un dono che il primo cittadino ha molto apprezzato e che ha sfogliato con notevole interesse, incuriosito dalla varietà e dalla ricchezza di scatti che contiene e che sono accompagnati da didascalie esplicative particolarmente esaustive. Come lo stesso Rino Amato ha tenuto a precisare, anche nel corso dell’incontro con il Sindaco Occhiuto, “Cosentini in bianco e nero” è “un album da leggere come un libro o un libro da sfogliare come un album”.

Senza avere la pretesa dello storico o dell’antropologo, Amato compone un puzzle di microstorie che racchiudono innegabilmente un pezzo importante della storia della città. Il primo volume della nuova produzione abbraccia il periodo compreso tra il 1940 al 1963. Il secondo, invece, raccoglie le testimonianze fotografiche dal 1964 al 1980. La prefazione al libro è di Franco Michele Greco. Nel riferire, attraverso le immagini, l’evoluzione della città, dei suoi luoghi e dei suoi usi e costumi, Rino Amato apre una finestra sull’uscita del Paese dal secondo conflitto mondiale e sulla ricostruzione, gettando uno sguardo, sia pure en passant, sugli accadimenti nazionali ed anche nel mondo, attraverso la pubblicità dell’epoca, i film in uscita nelle sale, l’avvento della tv.

Un amarcord e un come eravamo che documenta, tanto per citare qualche esempio – ma l’elenco è lungo e articolato – i primi bagliori dei gruppi musicali cosentini, quella che negli anni successivi sarà definita come una sorta di “beat generation” in riva al Crati, o il premio Oscar al cosentino Tony Gaudio per il film “Avorio nero”. Una storia singolare la sua, caratterizzata dalla conquista di Hollywood dopo l’esperienza accumulata nello studio fotografico del padre Raffaele in Corso Telesio. E a proposito di fotografi d’epoca, la parte del leone anche nella terza puntata di “Cosentini in bianco e nero”, la fanno ancora Ernesto Restivo, titolare dello studio fotografico “La Special foto” di Piazza Crispi (molte delle foto sono scattate, infatti, ai piedi della fontana, nei pressi del vecchio palazzo delle poste) e Federico Magnani, detto il milanese, che aveva una postazione mobile su Corso Mazzini davanti al Caffè Grisaro e che scattava foto a chiunque transitasse nel tratto di strada compreso tra il cinema Astra e il chiosco dove si vendevano le caramelle di Ciccillo.

Altre foto raccolte nel libro di Rino Amato raccontano dei preparativi in Piazza Cappello della visita di Mussolini in città (30 marzo 1939), di cosentini sulla neve negli anni ’40 o di altri che, assorti, ascoltano Radio Londra. E ancora il Teatro Rendano distrutto e poi ricostruito, la locandina del film “I Pagliacci” di Giuseppe Fatigati, girato a Montalto Uffugo, con una bellissima Alida Valli della quale in questi giorni ricorrono i 100 anni dalla nascita.

Anche lo sport, soprattutto il calcio, ha un ruolo centrale nelle foto del libro, sia per ricordare le gesta della squadra del Cosenza, dai tempi della serie B disputata all’Emilio Morrone, sia per documentare l’unico passaggio da Cosenza della nazionale italiana in una competizione ufficiale: la vittoria su Cipro per 5 a 0, valevole per le qualificazioni all’europeo del ’68 che l’Italia vinse nella finale ripetuta dell’Olimpico di Roma, battendo per due a zero la Jugloslavia.

Da brividi rivedere l’Italia schierata a centrocampo al San Vito di Cosenza, prima della partita con Cipro, con i volti di quei campioni, Sandro Mazzola e Gigi Riva su tutti (furono autori delle cinque reti), ma anche Tarcisio Burgnich, scomparso qualche giorno fa, Giacinto Facchetti e Armando Picchi. Sempre a proposito di sport, altre immagini ritraggono la meglio gioventù cosentina che gioca a tennis nell’impianto della Villa Vecchia o un arrivo di una tappa del Giro d’Italia del ’49. E come non ricordare Ciccio Trifarò, u nuciddraru. Vendeva noccioline, in Corso Mazzini all’angolo di via Daua Parma o davanti al cinema Astra, queste le sue postazioni. Attorno alla sua bancarella si radunavano interi capannelli di tifosi, perché Ciccio, con la radiolina perennemente accesa, aggiornava i risultati della domenica trascrivendoli con un pennarello ad alcol su un cartone che appendeva ad una colonna o ad un albero. Era in grado, non si sa come facesse, di conoscere in tempo reale, oltre a quelli della serie A e B, anche i risultati del campionato del Cosenza, anche quando quest’ultimo giocava in trasferta, in serie C. Il puzzle potrebbe continuare all’infinito.

Anche la politica ha il suo posto: il comizio di De Gasperi nel ’48, la visita nel ’61 in Comune del Presidente del Consiglio dei Ministri, Amintore Fanfani e quella dei Presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat, nel ’66 (è ritratto mentre inaugura il pastificio Lecce) e di Sandro Pertini nell’82. E poi i divi della radio, della tv e della canzone: Nunzio Filogamo a Cosenza nel 1950, circondato dai fans, durante la puntata della trasmissione radiofonica della RAI “Il microfono è vostro” o Domenico Modugno nel ’64 al Settembre rendese, così come Claudio Villa nel ’69. Tra gli scatti più belli quello di una partita a carte giocata sul banco di una cantina al quartiere Garrubba. Quando le cinquecento avevano gli sportelli a vento e nelle ricevitorie si affidavano i sogni milionari alla schedina del Totocalcio.

Il libro di Amato si chiude con un’ultima ode fotografica al centro storico di Cosenza, al dedalo di viuzze, vicoli, piccoli slarghi che profumano di storia, complici gli scatti di Francesco Favretto che documentano insieme bellezza e desolazione, quasi in un anelito ad una prossima rinascita, quando partiranno gli interventi del CIS, il Contratto istituzionale di sviluppo. Ha ragione Rino Amato quando suggerisce, per assaporare appieno le pagine del libro, l’ascolto del tema di Giuditta di Armando Trovajoli, composto per la colonna sonora del film “Nell’anno del Signore”. E allora sì che sarà difficile trattenere l’emozione. 

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